STELLA JEAN-MAN- FALL/WINTER 16

STELLA JEAN-MAN- FALL/WINTER 16

“…Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.” Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.” tratto da “Il Pensatore” di Mahatma Gandhi L’uomo Stella Jean calca le strade del Rajasthan con un allure da West End of London consapevole, spogliato di arroganza e supponenza colonizzatrici. Si scrolla di dosso ogni rigidità e si predispone all’ascolto, introietta suoni, odori, immergendosi nell’anima della cultura indiana, tanto lontana quanto ancestrale e materna. Fatta di prepotenze, discordanze e dissonanze, eloquente fusione di società, politiche, religioni di mondi. Una collezione dal bagaglio antropologico imponente e di respiro cosmopolita, caratterizzata da un perpetuo rincorrersi di trompe-l’œil culturali: i tessuti e gli abbinamenti compongono paesaggi narrativi in cui si delinea un’inedita estetica di cui la moda (etica) diventa portavoce. Portavoce di una controcolonizzazione in cui un semplice ed umile ‘charka’, l’arcolaio a ruota, si è dimostrato più potente di qualsiasi Kalashnikov, come un simbolo capace di far esplodere la giustizia, sotto l’egida dell’ossimoro massimo della ‘disobbedienza civile’. Ecco il nostro gentleman sans-papier nel suo passaggio in India alla ricerca del Koh-i-Noor, in viaggio dalla dinastia Moghul sino alla corona della regina Vitttoria, con tutto il fair play appreso sul campo da cricket, elemento di concentrazione ed elegante rigore. Le stoffe riproducono affreschi buddisti di giottiana memoria e stampe rappresentanti l’architettura moresca dei palazzi del maharaja, in perpetua trasmigrazione attraverso la ruota del Samsāra che non permette un’univoca visione. L’inconfondibile sartorialità italiana caratterizza il taglio degli abiti che acquistano un sapore inedito grazie a vibranti cromie. I contrasti vengono sottolineati dal forte attaccamento alle grisaglie e ai manteaux del baule del nonno ed ecco che tornano il principe di Galles, il Black Watch, i tweed. Elementi della commistione britannica che passa dalle giacche da camera a quelle da caccia. La moda si scopre dunque quale lasciapassare per nuovi territori: il rigore sartoriale dei tagli, le linee impeccabili e, ça va sans dire, l’immancabile camicia a righe della tradizione italiana ed europea, dalla vestibilità lievemente slim, instaurano un avvincente scambio di opinioni. Trench di inconfondibile ispirazione British si alternano a blazer dal taglio prettamente sartoriale, entrambi in stoffa wax o in tessuto canvas, realizzato a telaio a mano in Burkina Faso, mentre i pantaloni in stampa wax dalla vita leggermente alta e abbinati a bretelle, sono tagliati alla caviglia, lasciando intravedere le mille stampe colorate delle calze. La collezione segna la migrazione come metafora di una tappa fondamentale nel cammino di crescita dell’uomo, tappa di aperture, conoscenza e scambio. Una migrazione evolutiva di generazione e di mentalità, non solo di luoghi, consapevole dell’importanza, prima di un lungo viaggio, di mettere nel borsone trovato in soffitta, le foto, i libri e tutto ciò che è memoria.

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By |2020-03-13T21:51:19+00:00gennaio 1st, 2016|fotografia|0 Comments